Abitare il corpo come primo tempio

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Il corpo non è un limite: è un luogo. Un luogo sacro.

Viviamo spesso separati dal corpo come se fosse un involucro da gestire, un peso da controllare o un mezzo da ottimizzare.

Eppure, ogni volta che ci fermiamo, che rallentiamo, che ascoltiamo… il corpo ci parla con una precisione che nessun pensiero può eguagliare.

Il corpo è la prima casa che ci è stata data.

Il primo confine.

Il primo punto di radicamento.

Quando lo trattiamo come un tempio – non come un ostacolo – accade qualcosa di semplice e potente: ritorniamo presenti.

A volte il corpo chiede movimento.

A volte chiede riposo.

A volte chiede silenzio.

Non ha mai fretta, ma non mente mai. È una bussola precisa dentro un mondo rumoroso.

Ascoltarlo non significa analizzarlo. Significa avere il coraggio di rientrare.

E ogni volta che rientri, qualcosa si riallinea.

Silenziosamente.

Naturalmente.

Inevitabilmente.

Il corpo è la porta più antica.

Varcarla è ricordarsi.

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